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venerdì, 28 marzo 2008

- Wherever somebody's strugglin' to be free / Look in their eyes Mom you'll see me. (The ghost of Tom Joad - B. Springsteen)

We'll leave tomorrow morning. I should start packing. Later.
I liked it here. I don't wanna go search for another place.
It's time no more to build a new other tree house.
I love watching the train. Slow against the sun in its pace.
There are no many things I would put in this bag.  A knife, a pair of clean socks, an old picture of my life.
The station will not at dusk tonight. It's like a farewell party. Lights on, on platform five.
No noise, no voices, no squeeking brakes, no cries, no flutes nor butterflies.
We'll leave tomorrow morning. I should start packing. One more minute.





postato da: liscioadenari alle ore 23:30 | link | commenti
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lunedì, 02 luglio 2007

Barton: So naturally their work suffers and regresses into empty formalism and... well I'm spouting off again, but to put in in your language, the theatre becomes as phony as a three-dollar bill!
Charlie: Well I guess that's a tragedy right there! (Barton Fink - 1991)

It keeps flashing. One two. One two. One two. I dunno if I can stand that white page in front of me anymore. I need colors. Some blu, red diverted stripes, wings in yellow diving into the horizon. One two. One two. One two. There was a time where I loved to hear the typewriter grudging under my fingertips. Now it seems that the volume is low control. One two. One two. One two. I would like pirates fighting over an empty chest and red shoes with a one way ticket. My libido parroting for daring more; a dive in the clouds. Bouncing back on a rubber roof and make the smile of my cat even bigger. One two. One Two. One two. I need a drink. And furor. A scream and legs running behind a trumpet. An old man watching on his wooden chair. One two. One two. One two. Pointing down the roofs, shouting unheard the voices in the streets below. One two. Onw two. One two. Flipping a coin. One two.

postato da: liscioadenari alle ore 12:46 | link | commenti
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mercoledì, 21 marzo 2007

- I walk this empty street/ On the Boulevard of Broken Dreams (Green Day - Boulevard of Broken Dreams).

Il 39 deve essere appena partito, lo sento sferragliare sotto il muraglione. Ora la citta' dovrebbe essere tutta mia per il resto della notte. I miei passi sono un fado silenzioso che si arrampicano sui sogni di chi attende che il mare gli porti qualcosa. Qualunque cosa. Magari solo che smetta di piovere.

Cammino molto. Secondo loro dovrebbe farmi bene. 'Libera endorfina'...'togliamo qualche chiletto di troppo'...'l'aiutera' a rilassarsi'. Me lo sento crescere dentro. Me lo immagino come quello della Signora Maultes. Nero e fetido. Il caffe' Parisse in fondo alla strada sulla destra spegne ora le luci. Quando passero' li davanti non ci sara' nessuno dei camerieri ad indugiare sulle righe del mio cappotto. Penseranno che ho deciso di prendere un'altra strada, questa notte. O semplicemente che anche io sia rimasto a casa a vedere i tardi replay del gol in rovesciata di Simao Sadrosa. Un giorno non mi vedranno passare per giorni e giorni ancora. Un giorno di settembre la biondina dai capelli a caschetto chiedera' al ragazzone lungo dal naso adunco se si ricorda di quando tutte le notti prima di chiusura Antonio l'infermiere si fermava davanti alla serranda gia' semi-chiusa per decidere se era tempo di un altro caffe' prima di risalire per Ronda de Sebastiao. Magari avra' trovato un altro bar. Magari finalmente avra' sconfitto l'insonnia.

 

postato da: liscioadenari alle ore 09:43 | link | commenti (1)
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martedì, 16 gennaio 2007

- Puttana puttana/ puttana la maestra (F. Tricarico - Io sono Francesco).

Gliela faccio pagare. A questa stronza di merda. Pensa che me la scordo? Io l'ammazzo. E' stato troppo brutto. Tutta la classe che mi guardava. Francesca rideva, lo so che anche rideva di me. Io l'ammazzo. Non ci torno a scuola domani, dico che ho la febbre. E forse pure sabato. Ma poi perchè l'ha dovuta leggere ad alta voce? Chissà se sono diventato rosso. Davanti a tutti. Chissà se ha capito che l'avevo scritta per lei. Sai come mi prenderanno per il culo. Non poteva strapparla e basta? 'Sta stronza. Perchè l'ho infilata proprio in quel libro? Meno male che almeno mi ha cacciato fuori. E se... Io l'ammazzo. E se adesso Francesca uscisse con la scusa di andare al bagno? Davanti a tutti! Magari la lettera le è piaciuta.  E ad alta voce! Fammi smettere di piangere. Dai, se Francesca esce e mi vede così penserà che sia un finocchio. Chissà se sono diventato rosso. Come si è permessa a leggerla? Che puttana. Ad alta voce! Potevo essere assente oggi... Cazzo, la porta! In bagno? La colonna? No, qui. Qualsiasi cosa accada.
postato da: liscioadenari alle ore 16:38 | link | commenti (2)
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lunedì, 15 gennaio 2007

- Se lei... chi ha sbagliato/ alla fine non conta/ conta solo che adesso/ io non so più chi sei (Se io...se lei... - Biagio Antonacci).

Ho mandato un mio sospiro a cercare la luna; rintanata in stradine strette, fatte dondolare da un dolce sapore di vino. E' tornato indietro con fiori secchi, in una scatola di cartone. Ne son caduti alcuni sul pavimento, altri li ho sparsi ai piedi di un salice che guardava la tua finestra. Un uccello ne ha beccati alcuni, la pioggia ha tramutato gli altri in bruscolini nell'occhio da regalare al vento di maggio.

Leggimi la mano di nuovo piccola zingara...questa volta dimmi che avro' fortuna. Dimmi che lei mi aspettera' sotto il portico, avvolta nelle sue spalle strette. Raccontami di spruzzi di alba sui nostri corpi intrecciati, del profumo di miele sulle mie labbra, della paura che venga il mattino. No, stai serena; quella riga li in mezzo ce l'ho messa io. Per ricordarmi di portar fuori il cane, prima di cena.

Ho scoperto che il nano cinese del negozio all'angolo ha nascosto i tuoi ricordi nel cappello. Ho infilato il mio braccio fino al gomito, ho cercato una foto dove ridevi. Ne ho trovato un'altra: il tuo viso riflesso nel vetro di dicembre. Un punto interrogativo sulla tela dei tuoi respiri. Non voglio partire. Magari il suo treno e' in ritardo, che' hanno dimenticato la locomotiva nel cassetto dei bottoni.

Leggimi la mano di nuovo piccola zingara...dimmi che lei lascia ancora la finestra aperta tutte le notti. Chiedile se ha sognato ancora di volare sulla citta' . Raccontale che io ho prenotato un posto per due per l'inaugurazione della nuova isolachenonce. L'aspetto alle venticinque in punto, sulla panchina dove la veglia era solita incontrare di nascosto il sogno prima delle partite di squick.

postato da: liscioadenari alle ore 16:28 | link | commenti
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mercoledì, 10 gennaio 2007

- I feel goood (James Brown)

So good. Paparapaaa. Un salto a destra. Uno. Due a sinistra. Due. Eh-he, facciamo anche una piroetta? Ma siiii. Oggi sono felice. (Sospiro). Non vedo l'ora che siano le 5. Spero che il treno sia in orario. (Salto nel respiro). Ogni secondo in piu' mi mordera' il cuore. Si, mettero' il vestito azzurro e saro' bellissima per lui. Piroetta. I fee-ee-eel good.

Cosa faccio per prima? Lo abbraccio? Lo bacio? Sorrido e fingo di voltarmi? Lo abbraccio. Si. Mi manca tuffarmi nelle sue braccia. Sentire la sua barba che mi graffia la fronte. Mancano solo quattro ore. E 7 minuti, e' vero. Cercavo di imbrogliare il tempo. Mi ha fregato in tutti questi anni, sarebbe ora di rubargli indietro qualche secondo in piu'. Da spendere con lui. A sentire il suo respiro. Stanco. So good. Paparapapa.

postato da: liscioadenari alle ore 12:17 | link | commenti (1)
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lunedì, 08 gennaio 2007

- Se pronunci il mio nome, non ci sono più. (Guido Orefice, alias R.Benigni in 'La vita è bella').

Ti ho sognato tutta notte. Avevi quella gonna marrone che mi piace tanto e gli stivali nuovi. Avevi lacrime nei tuoi sguardi. Ti ho portato in giro per la notte a passo di valzer, volteggiando leggeri tra i sogni di chi ancora di aprire gli occhi non ne vuol sapere. Hai riso quando ti ho regalato una stella, nascosta da nuvole dalla forma di nave. Ho stretto nelle mie mani il ricordo del mio respiro sul tuo seno. Ho pregato il dio del mattino di regalarmi il tuo sorriso. Gli ho chiesto il perchè di tante cose; perchè sei lontana e cosi vicina; perchè non mi riporti a casa.
Ti ho sognato tutta notte. Danzavo sul filo della recinzione come un equilibrista scontento. E la luce della barracca che ti nasconde a me non si spegneva mai. Ho lottato col mattino. Che mi ha rubato i tuoi occhi lasciando rugiada nelle mie mani.
postato da: liscioadenari alle ore 16:57 | link | commenti
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lunedì, 27 novembre 2006

- Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato / io non ti guardavo con malignità, / era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là? (R. Vecchioni - Samarcanda).

Stasera suonero' per la prima volta "Senza lei". Vorrei ad un tratto alzare lo sguardo dal piano e sorprendermi nei suoi occhi nascosti tra la folla. Ma lei non sara' li. Vorrei che sentisse questa canzone, almeno una volta. Mi piaceva sentire i suoi giudizi sui miei pezzi. Non tanto sulla musica, ma lei aveva una capacita' unica di dare sostanza alle parole. Riesciva a farle danzare tra le note con la leggerezza di chi sa scrivere favole.
Mi fa un po' male la mano sinistra; dovrei riposarla ed invece continuero' a suonare almeno fino al 15 senza soste. Dannato il giorno in cui ho deciso di accettare questo contratto. Dannato il giorno in cui non ho avuto il coraggio di dirle perche' me ne andavo. Non so ancora se sono stato piu' codardo nello sparire all'improvviso o nel farmi odiare. Cosi' almeno non mi verra' mai a cercare, pensavo. E invece magari un giorno saro' io ad andare in cerca di lei. Per cercare di spiegarle il perche' di quei vetri in pezzi sulla nostra storia e del sapore di fiele sulle labbra. Non alzero' lo sguardo verso la platea stasera. Promesso. Me lo devo. E' inutile cercare cio' che non esiste piu'. Si. Arrivo. Un attimo.
postato da: liscioadenari alle ore 01:24 | link | commenti
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domenica, 26 novembre 2006

- Siamo fatti come nuvole che nel cielo si confondono / fino a quando arriva il vento dell'est / inevitabilmente si dividono. (Cosa vuoi da me - S. Bersani).


Cosa credi? Che non c'abbia pensato? E' naturale che lo abbia fatto. Mi sono anche fermato, un attimo. Come a pregare. C'era un muretto basso, sul ciglio della strada; ancora umido della pioggia della notte, ma striato di sole. Mi sono fermato un attimo, una vita intera forse. Le auto hanno continuato a correre. Non si sono poste il problema, beate loro. Il cielo era azzurro. Di quello intenso, che ti metti a cercare le nuvole o disegni nei rami di un albero nudo. Un sorriso. L'ho donato alla giornata di oggi, perche' alla fine lo meritava. Sicuramente piu' di me. Perche' almeno lei c'ha provato, a fare si che fosse un giorno nuovo.
Cosa penso? Che e' sbagliato. Che non e' giusto che ti abbiano strappato via da me, cosi'. Mi dicono che forse sei piu' felice cosi', che vivi di una eterna gioia splendente. Che alla fine se la vita ha voluto cosi un motivo buono ci sara'. Inshallah.
Ma cosa credi? E' normale. A volte mi manchi troppo; seduto sulla nostra panchina col nasu all'insu' a cercare di scoprire dove finisce la scia di un aereo lontano. A volte un vuoto mi prende lo stomaco; quando scopro di non trovare la tua mano a carezzare i rami dell'arancio.
Davvero non lo credi? Eppure e' cosi'. Vorrei chiudere gli occhi e volare da te. Rapirti con un bacio e dissolverci nel vento in una rumba che ancora non abbiamo imparato a ballare bene. Quanto manca per rivederti? Una vita intera? Il vuoto di un'eternita'? So che mi pensi anche tu, a volte. E magari mi sogni. E pensi a cosa dirmi quando ci incontreremo di nuovo. E se metterai il foulard verde che ti relagai sulla spiaggia. 
Cosa credi? Che sia facile? Eppure sorrido quando il vento mi porta il tuo respiro sulle spalle. Mi fermo a chiedergli di raccontarmi il tuo profumo; gli chiedo come stai e il ricordo dei tuoi sguardi si spiega in carezze di brividi.

 


postato da: liscioadenari alle ore 01:01 | link | commenti
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venerdì, 03 novembre 2006

- Per averti / farei di tutto / tranne perdere la stima di me stesso / e se è questo che tu mi chiedi / io ti perdo ma stavolta resto in piedi / anche se qui dentro me qualcosa muore (Per averti - Adriano Celentano).

Vorrei scriverle. Ma so che magari non la aprirebbe nemmeno, la lettera. La butterebbe tra tutti gli altri stracci che affollano la sua stanza. Beh, almeno e' cosi' che me la immagino, la sua stanza. Vestiti colorati sparsi a terra, mossi a cercare un passaggio. Piatti sporchi nel lavello, macchie di vino sul muro della cucina vicino al tavolo. La porta del bagno chiusa. Muffa vecchia ad arrotondare il soffitto.

Vorrei incontrarla. Poterla guardare negli occhi. Senza la paura di poter dire cio' che provo; o vederla sputarmi in faccia ancora. Mi fa male. Mi fa male sapere che io non possa fare niente per lei. Che' ogni mia parola sarebbe accompagnata da uno sbuffare annoiato. Mi fa male vedere come stia buttando via la sua vita. Vorrei poterla rapire e portare via; in un sogno in bianco e nero. Farla addormentare con la testa sulle mie gambe, mentre le carezzo la testa.

Vorrei abbracciarla. Come facevo quando era bambina. Che mi correva incontro con le braccia a farfalla. Senza fretta. Rimarrei li' tutto il tempo. Stavolta non lascerei le sue spalle scrollarmi via. Non permetterei alla mia fretta di dirle che dopo saro' tutto per lei. Vorrei solo poter essere di nuovo suo padre. E ridere insieme di come sembro buffo con naso colorato di gelato al cioccolato.

postato da: liscioadenari alle ore 17:25 | link | commenti
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